Chi pratica sport equestri a livello agonistico si muove dentro un ordinamento che ha regole, organi e tempi propri, distinti da quelli della giustizia ordinaria. Un mondo poco conosciuto perfino da molti addetti ai lavori, dove una squalifica, un reclamo o un controllo antidoping seguono percorsi che con il tribunale di paese hanno poco a che vedere. Ne parliamo con l’avvocato Andrea Scianaro, che assiste tesserati e società davanti agli organi di giustizia federale.
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Le principali controversie davanti alla FISE
Le controversie si dividono in alcune grandi famiglie. Ci sono quelle disciplinari, che riguardano la condotta dei tesserati: comportamenti antisportivi, violazioni dei regolamenti, e sempre più spesso questioni legate al benessere del cavallo, tema ormai centrale a livello sia nazionale sia internazionale. Ci sono le controversie tecniche, che nascono nel vivo della competizione: reclami e proteste su risultati, classifiche, regolarità di una prova. Ci sono le controversie economiche tra tesserati, e quelle relative a tesseramento e affiliazione.
Vale la pena chiarire subito un principio di fondo. Lo sport, in Italia, gode di una propria autonomia riconosciuta dalla legge, e chi si tessera accetta il cosiddetto vincolo di giustizia: le liti nascono e, in larga parte, si esauriscono all’interno dell’ordinamento sportivo, davanti agli organi federali, prima ancora di poter pensare a un giudice statale. È una scelta che privilegia rapidità e competenza tecnica, ma che impone di conoscere bene le regole del gioco, perché sono regole speciali.
Come funziona un procedimento disciplinare nel settore equestre
Il procedimento disciplinare ha una struttura che ricorda, per grandi linee, quella di un processo, ma con tempi molto più rapidi. Tutto parte dalla Procura Federale, che raccoglie la notizia dell’illecito e svolge le indagini. Se ritiene che ci siano gli elementi, formula il deferimento, cioè l’atto con cui il tesserato viene chiamato a rispondere davanti al Tribunale Federale.
Nel giudizio si applicano i principi del contraddittorio e del diritto di difesa: l’incolpato può essere assistito da un legale, presentare memorie, produrre prove, farsi sentire. All’esito, le sanzioni possono andare dall’ammonizione alla multa, dalla squalifica all’inibizione, fino alla radiazione nei casi più gravi; sul piano dei risultati si può arrivare alla retrocessione o alla revoca dei premi. Contro la decisione è possibile appellare davanti alla Corte Federale di Appello, e in ultima istanza, per i profili di diritto, ci si può rivolgere al Collegio di Garanzia dello Sport presso il CONI, che rappresenta l’apice del sistema.
Il consiglio pratico che do sempre è di non affrontare da soli questi passaggi. I termini sono stretti, la tecnica difensiva è specifica, e un errore procedurale nelle prime fasi si paga caro in quelle successive.
I diritti di cavalieri, proprietari e società sportive
Anche dentro un ordinamento speciale, i diritti fondamentali non spariscono. Il tesserato ha diritto al contraddittorio, alla difesa tecnica, a una decisione motivata e alla possibilità di impugnarla nei gradi previsti. La logica accusatoria non travolge le garanzie: nel dubbio, la posizione dell’incolpato va tutelata.
Il punto più delicato riguarda il rapporto con la giustizia dello Stato. Per le questioni tecniche e per buona parte di quelle disciplinari vale la riserva a favore dell’ordinamento sportivo: quelle liti si chiudono lì. Quando però la vicenda tocca diritti soggettivi rilevanti anche per l’ordinamento statale, in particolare interessi patrimoniali di un certo peso, una volta esauriti i gradi della giustizia sportiva può aprirsi la strada verso il giudice, di regola quello amministrativo. È una linea di confine sottile, che va valutata con attenzione caso per caso, perché sbagliare porta a scegliere la porta giusta troppo tardi.
Proprietari e società sportive, spesso convinti di essere spettatori, sono in realtà portatori di interessi propri: un provvedimento che colpisce un cavaliere o un cavallo può avere ricadute economiche e organizzative dirette su di loro. Conoscere in anticipo la propria posizione, e i propri strumenti, è parte della tutela.
Antidoping e sanzioni: come si gestiscono i casi
L’antidoping equestre ha una peculiarità che lo rende unico: i soggetti da tutelare, e da controllare, sono due, l’atleta e il cavallo. Da un lato c’è la normativa che riguarda l’atleta umano, dall’altro i regolamenti specifici, di matrice internazionale, sull’uso di sostanze e farmaci nel cavallo, con la distinzione tra sostanze proibite e medicazioni sottoposte a controllo.
Il principio cardine è quello della responsabilità della persona responsabile, di regola il cavaliere, che risponde della condizione del proprio cavallo secondo una logica vicina alla responsabilità oggettiva. Significa che la presenza di una sostanza vietata può comportare conseguenze anche in assenza di un intento doloso, salvo poi graduare la sanzione in base al grado di colpa effettivamente dimostrato. È una regola severa, pensata per proteggere la lealtà della competizione e, soprattutto, il benessere dell’animale.
Sul piano procedurale, a una positività seguono di norma una sospensione cautelare, la possibilità di chiedere l’analisi del secondo campione, e una fase in cui si costruisce la difesa: documentare un uso terapeutico regolare, dimostrare una contaminazione, provare l’assenza di colpa significativa. Le sanzioni vanno dall’annullamento dei risultati alla squalifica, fino alle sanzioni economiche, con possibilità di impugnazione che, in ambito internazionale, può arrivare fino agli organi arbitrali dello sport. In questi casi più che mai la tempestività e la qualità della documentazione fanno la differenza tra una difesa efficace e una resa.
Chiudo con un’avvertenza. I regolamenti sportivi cambiano con frequenza, molto più delle norme di legge, e ciò che vale in una stagione può essere aggiornato in quella successiva. Per questo, prima di ogni decisione, va sempre verificata la versione vigente delle regole e valutata la singola vicenda nella sua concretezza: nella giustizia sportiva, ancor più che altrove, i dettagli e i tempi sono tutto.